La cooperativa CoopMont di Forni Avoltri premiata da Legambiente per il proprio impegno

Presenti anche molti turisti austriaci.

Si è svolta domenica scorsa a Collina, con un notevole successo di pubblico, la seconda edizione della “Festa dei cavoli nostri”, la manifestazione promossa dalla cooperativa CoopMont, dalla proloco di Forni Avoltri e dal locale Consorzio privato, nell’ultimo paese che si incontra prima di raggiungere le pareti della più alta montagna della regione.

L’intera piazza è stata riempita con tavoli e panche per consentire ai numerosi ospiti, giunti anche dall’Austria, di degustare i piatti a base del celebre cavolo cappuccio, preparati dai cuochi dei rifugi alpini e dagli esercizi pubblici del paese. Anche le vie attigue erano occupate da bancarelle che proponevano prodotti artigianali e gastronomici.

In un clima festoso, allietato dalle musiche di un’orchestra folk, si è così proceduto anche alla consegna del riconoscimento che Legambiente ha attribuito quest’anno alla cooperativa CoopMont, capace di riprendere e rilanciare la coltivazione di un prodotto orticolo tradizionale, che rischiava di andare perduto. 

La “bandiera verde” – consegnata nelle mani di Andrea e Michele, figlio di Ciro Toch per anni custode dei preziosi semi e da poco scomparso – è un premio di carattere nazionale, rivolto a tutta la comunità di Collina che ha saputo partecipare e sostenere il progetto di un gruppo di giovani, con quello stesso spirito di solidarietà che portò quasi 140 anni fa alla nascita della prima latteria sociale del Friuli.

Marco Lepre, presidente del circolo Legambiente della Carnia, richiamandosi nel suo intervento al problema dei cambiamenti climatici, ha auspicato l’abbandono di quelle che Greta Thunberg definirebbe “cattive abitudini”: “Lasciamo a valle tutto quello che di negativo la città produce – ha detto – e frequentiamo di più a piedi le nostre montagne”.

“Impariamo – ha proseguito – dalla cultura dei nostri vicini: in Slovenia nessuno si sente un cittadino della repubblica se non è salito almeno una volta sul Tricorno. Cominciamo a dire anche noi che nessuno può definirsi friulano se non è mai stato in cima al Coglians”.

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