Centrale idroelettrica di Sappada, arriva lo stop della Cassazione

I rappresentanti dei comitati che lottano contro il progetto

La decisione dei giudici.

Si è appreso solo in questi giorni dell’avvenuto deposito di una sentenza della corte suprema di Cassazione, riunitasi alla fine dello scorso settembre. I giudici hanno infatti annullato una decisione del tribunale superiore delle acque pubbliche di Roma, che aveva negato la revoca di una delibera della Regione Veneto del 2013, che autorizzava la costruzione di una centrale idroelettrica sul fiume Piave.

Il tratto interessato era quello compreso tra le sorgenti ed il borgo di Cima Sappada. Il ricorso era stato presentato dal comitato bellunese “Acqua bene comune”, Wwf Italia e l’associazione pescatori dilettanti del Comelico e di Sappada

La vertenza era sorta ai tempi in cui Sappada apparteneva ancora alla provincia di Belluno ed il progetto di utilizzazione delle acque del fiume era stato concesso e confermato nonostante il  livello di qualità di queste ultime fosse stato classificato come “elevato”.

“Secondo la Direttiva acque numero 60 – commenta il circolo Legambiente Carnia in una nota -, approvata dalla Comunità europea il 23 ottobre 2000, in casi del genere vanno invece escluse tutte quelle opere, come le derivazioni idroelettriche, che possono compromettere la qualità ambientale di un fiume. Si erano venuti così a fronteggiare, da una parte, i comitati e le associazioni ambientaliste bellunesi, che ricordavano come anche l’Arpa avesse indicato quel tratto del Piave come ‘sito di riferimento’ e, dall’altra, la Regione Veneto ed il Comune di Sappada, favorevoli invece alla realizzazione dell’opera”.

La decisione della Cassazione apre adesso la strada alla Regione Friuli Venezia Giulia, cui è passata nel frattempo la pratica, “per riconsiderare la richiesta e garantire una reale tutela delle bellezze del fiume ‘sacro alla Patria'”, prosegue la nota.

Legambiente, che assieme al Wwf del Friuli Venezia Giulia e a Lucia Ruffato in rappresentanza del comitato bellunese, era intervenuta lo scorso anno presso gli uffici di Trieste, auspica ora che anche il progetto di derivazione del Piave nel tratto più a valle, che interesserebbe la famosa forra dell’Acquatona, venga definitivamente scongiurato.

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