Allarme spopolamento in Carnia, tra 50 anni avrà meno abitanti di un piccolo paese

Il centro di Tolmezzo

I dati.

È stato presentato lunedì, nella sala Kugy del palazzo della Regione a Udine, l’Atlante della montagna friulana. La cooperativa Cramars ha messo a frutto tutte le proprie competenze e, in soli nove mesi, ha studiato e confrontato diversi dati, statistici e non, sulla montagna del Friuli Venezia Giulia forniti da Istat, Regione Fvg e Unioncamere.

Un lavoro che tratteggia una zona geografica importante per vastità ma che risulta fondamentalmente ai margini dei processi di sviluppo territoriale. L’Atlante si suddivide in categorie di informazioni – testo e tabelle – e analizza tre diverse aree montane: Carnia, Canal del Ferro Valcanale, Valli e Dolomiti.

La metodologia utilizzata si basa, in alcuni casi, anche sul confronto sistematico che compara altre province completamente montane dell’arco alpino italiano per capirne le dinamiche. Queste osservazioni hanno permesso di evidenziare le esigenze più pressanti di questi territori, verificare la bontà delle politiche messe in atto fino ad oggi e tracciare la strada per le azioni future a medio e a lungo termine.

Un momento della presentazione dello studio

“Abbiamo fortemente voluto realizzare questo studio – ha dichiarato Stefania Marcoccio, presidente della cooperativa – per posizionare Cramars al centro del dibattito sulle politiche di sviluppo locale, da troppo tempo assenti in Friuli”. Loris Toneguzzi, direttore del servizio coordinamento politiche per la montagna, ha inoltre affermato che “Conoscere meglio la montagna è importante per l’orientamento delle politiche regionali. Ci permette di raccogliere spunti concreti per lavorare in modo mirato su questo territorio. L’Atlante ci aiuta a sviluppare al meglio le future politiche regionali e ad avviare le giuste strategie”.

Sono molte le voci raccolte nel dossier, a partire da quella sul benessere economico, analizzando in particolare il reddito lordo medio pro capite. Il risultato dei vari confronti con altre province alpine è molto disomogeneo. Ci sono ben 2 mila euro di differenza tra la provincia di Bolzano e quella di Udine, che diventano quasi 6 mila lordi all’anno se, invece, vengono confrontati i dati del comune di Paularo, che, pur essendo il secondo comune della Carnia, è quello meno performante con un reddito lordo annuo di 12.308 euro.

Si può concludere quindi che la montagna friulana sia priva di attrattiva, perché la situazione generale non è in grado di generare reddito in maniera adeguata per i suoi abitanti. Da qui sono necessarie azioni mirate per risollevare la situazione e permettere ai cittadini di raggiungere, in base alle proprie competenze e aspirazioni, un certo benessere economico. 

Tutto ciò ha pesanti ricadute sul mercato del lavoro. Durante l’attuazione dello studio, si è scoperto che il livello di assunzioni nel settore dell’ospitalità in Carnia era simile a quello registrato nell’area manifatturiera. Nel caso degli under 30, nel settore manifatturiero la tipologia dei contratti era a tempo indeterminato per quasi il 50%, mentre nel settore dell’ospitalità la forma prevalente era di tipo determinato o intermittente e comunque legato alla stagionalità inverno/estate.

Oltre all’occupazione, il principale problema dell’area montana è dato dal calo demografico. Nel periodo 2014/2018 il fenomeno è cresciuto con un ritmo esponenziale soprattutto nella zona del Tarvisiano. Nonostante le infrastrutture turistiche realizzate o migliorate negli ultimi anni come la pista ciclabile e gli impianti da sci. La conseguenza allo spopolamento in favore delle località di fondovalle, porta anche ad un invecchiamento della popolazione in termini assoluti. Un tracollo che potrebbe avere serie ripercussioni sull’erogazione dei servizi.

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