I giovani non vogliono più fare il formaggio, il piano della Regione per salvare il settore caseario

I nuovi fondi per il settore caseario in Friuli Venezia Giulia.

Dopo la discussione in aula sull’urgenza di interventi di ristrutturazione ed incentivazione delle malghe montane, il Consiglio regionale ritorna a parlare di montagna, in particolare della necessità di nuovi investimenti anche per il settore caseario in Friuli Venezia Giulia.

Il problema, d’altra parte, ha assunto un carattere sempre più urgente: mancano giovani volenterosi che rinnovino l’attuale generazione di lavoratori del settore, portando una boccata d’acqua fresca non solo nelle energie lavorative, ma anche nell’idea stessa del lavoro di trasformazione del latte in formaggio.

Gli investimenti per il settore caseario…

Incentivare e tutelare il mestiere del casaro – afferma Alberto Budai, presidente della II Commissione al parlamento regionale – sarà possibile anche grazie allo stanziamento di 200mila euro da parte della Regione per appositi corsi di formazione del settore lattiero-caseario”.

“L’impegno degli assessori Zannier e Rosolen – spiega Budai – è un segnale importante per il settore lattiero-caseario che ha bisogno di giovani che imparino e intraprendano un mestiere che affonda le sue radici agli albori del ‘900. Il casaro è il vero responsabile della filiera, se poi è anche allevatore ha la possibilità di seguire in prima persona tutto il processo.

…Con un occhio alle formazione

Non solo investimenti, tuttavia, ma anche formazione, “soprattutto per i giovani in uscita dalla scuola superiore, in particolare dagli istituti agrari, attraverso un percorso di conoscenza presso imprese che operano nel settore lattiero – caseario nell’arco alpino”.

“Il programma specifico – prosegue il consigliere -, deriva da un fabbisogno manifestato dal territorio montano e oggetto di condivisione in un incontro svoltosi nel mese di gennaio dell’assessore Rosolen a Tolmezzo alla presenza di sindaci, rappresentanti di UTI e soggetti rappresentativi del territorio montano, in particolare dell’Alta Carnia”.

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